EMANUELE PRATAVIERA
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17/05/2017 PRATAVIERA: si scrive CENTRO CULTURALE ISLAMICO ma si legge MOSCHEA.

La legge urbanistica che oggi regolamenta i luoghi di culto in Veneto (Legge regionale 12 aprile 2016, n. 12 (BUR n. 35/2016) in allegato) è chiara: il Sindaco ha ampi poteri di decisione e anche la possibilità di indire referendum tra la popolazione. Questa norma è stata recentemente introdotta proprio dai consiglieri regionali di Fare! con Tosi.
Era un dovere coinvolgere la popolazione: cosa che non è stata fatta a San Stino. Un paese che si è svegliato con questa novità e per cui in molti dal Municipio si saranno sbrigati a spiegare che "non ci si può fare niente" e che fa parte della "modernità". Hanno spiegato, spiegano e spiegheranno che si tratta di un centro culturale, non di una moschea. Ennesima presa per i fondelli. Si tratta di un centro culturale in cui si pregherà esattamente come in una moschea; proprio come quei tanti in giro per l'Italia da cui sono stati espulsi alcuni soggetti pericolosi per la nostra sicurezza ( ricordiamo il vicinissimo caso di San Donà di Piave nel 2013). Di sicuro mi verrà rimproverato di "voler fare di tutta l'erba un fascio" e di usare le "paure della gente per campagna elettorale", ma devo ribattere che è proprio l'Amministrazione comunale di San Stino che oggi si assume la responsabilità di aver autorizzato il centro culturale e quindi di averla voluta e la stessa dovrà assumersi l'onere di garantire i controlli affinchè in quelle stanze di Via Tobagi si faccia solo cultura di qui in avanti.
Resta da constatare che in questo paese le norme e la burocrazia vengono sempre applicate alla lettera per le famiglie e le imprese, mentre in questi casi, no.
Un' ultima considerazione. Leggendo gli interventi programmati noto la presenza del mio collega parlamentare On. Chaouki che è stato eletto Campania e deve la sua notorietà al suo attivismo per affermare il ruolo dei musulmani in Italia. Saranno presenti inoltre diverse autorità marocchine, tra cui l'ambasciatore. Un paio di mesi fa, proprio per cercare di avere informazioni circa l'attivismo del Marocco in Italia ho aderito all' intergruppo parlamentare Italia-Marocco ma ho appreso di questa apertura come tutti i cittadini di San Stino, a differenza del collega Chaouki che invece in Campania era ben informato. Da questa vicenda traggo una conclusione: la loro idea di confronto è solo con chi condivide - a prescindere - le loro idee, senza cercare un vero confronto. Questo atteggiamento non è di apertura al dialogo ma tipico di una società tribale, che vuole integrarsi solo a parole. Se questa è la modernità a San Stino...


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