EMANUELE PRATAVIERA
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30/05/2017 fare chiarezza sulla distinzione tra MOSCHEA e CENTRO CULTURALE

La soluzione è emanare un' ordinanza affinchè ​qualsiasi immobile possa ​​diventare
Moschea anche solo ​per ​2 ore a settimana​ il venerdì a mezzogiorno.

> ​IL CONTESTO: ​
Con l'inaugurazione del centro culturale islamico i sanstinesi si sono divisi. Da una parte i sostenitori, dall'altra i contestatori in un clima che mai prima San Stino aveva conosciuto​. Il danno è fatto, ma sono convinto che si possa rimediare per evitare che in futuro si ripeta, perché un Sindaco non può permettere che i cittadini vivano in una comunità spaccata
in due, quanto meno per l'esempio che dovremmo dare ai nostri figli.
È stato specificato ​da più parti​ che nel caso sanstinese si è trattato di un centro culturale con attività di preghiera.
Considerato che la normativa che disciplina i luoghi di culto​ è chiara, ma non altrettanto sono i limiti e i confini normativi per autorizzare o negare un centro culturale le interpretazioni si sprecano. Ecco il motivo per cui, con gli strumenti oggi a disposizione del Sindaco, serve chiarezza. Ed ecco la Mia proposta.

LA MIA PROPOSTA:​ La libertà di culto è garantita a tutti ma la riunione di preghiera
​può essere fatta solo in luoghi di culto autorizzati. Questa legge vale oggi
per tutte le religioni.

​Partendo da questo principio, invito il Sindaco a considerare la mia proposta di emanare un'ordinanza che
vieti gli assembramenti ovvero le riunioni ovvero gli appuntamenti di
preghiera per motivi di culto ovvero di religione in luoghi che non abbiano
​la ​specifica destinazione urbanistica di culto ma adibiti ad altra
destinazione (nel caso sanstinese adibiti a finalità direzionale). L'ATTIVITA' DI CULTO, APERTA QUINDI AL PUBBLICO DEI FEDELI, CON L'ASSISTENZA DI UN MINISTRO DI CULTO, DOVRA' ESSERE POSTA IN ESSERE SOLO IN LUOGHI CON SPECIFICA DESTINAZIONE D'USO A CULTO E NON NEI LUOGHI DESTINATI A CENTRI CULTURALI.
​Questo divieto viene fatto salvo motivate, circoscritte​ e temporanee deroghe.

Contemporaneamente si provveda a modificare in Consiglio Comunale il regolamento comunale per introdurre tale divieto.

Questa strada amministrativa, che ho avuto modo di verificare con diversi esperti in materia,​ forse difficile da comprendere per i non addetti ai lavori,​ è l​' unic​a soluzione pratica per far valere la legge e riportare l'unità a San Stino.
La stessa associazione, se in buona fede, non dovrebbe aver problemi ad osteggiare tale ordinanza, poichè ha più volte ribadito che si tratta solo di un centro culturale.



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